In quel fondo di cielo
ove ci cela il mistero
della lacrima,
passa sfuggente
come ala di rondine
l’alito stesso dell’aurora
e nell’aria che si rende
più chiara
dilaga un effluvio di vita.
Simile ad effetti d’alba su
praterie in fiore,
scorre una sottile voluttà
di canto.
E negli occhi dell’universo
brilla diffusa una sinfonia
di luce che non conosce confini.
Questa notte antiche stelle innamorate
cantano in cerchio una nenia
antica come il mondo.
Il chiaro di luna cade
sulle pupille infuocate
svegliando brividi d’argento.
Altre notti,
altri chiari di luna
al di là dei secoli,
ascolteranno questa nenia
da spaurite solitudini
e sorrideranno stupite.
In fondo ai pensieri più strani,
uccelli randagi e solinghi
che sanno i capricci del vento;
in fondo agli affetti più cari,
i gracili figli del cuore
che il turbine strappa via via;
in fondo alle gioie e ai dolori,
quell’arcobaleno trapunto
di perle iridate e di lacrime;
in fondo ad ogni bene e a ogni male,
quel cerchio di fonte che abbaglia
ed ospita nuvole e stelle;
in fondo al respiro del cuore,
germoglio divino che cerca
la luce tra schegge rocciose;
in fondo al sospiro dell’anima,
brivido che sogna l’eterno
toccando l’oceano infinito;
là in fondo, velata di nebbie
o stinta di luce lunare,
compare la porta segreta.
Con l’ansia di nuovi confini
per anni ho bussato,
ma invano.
Percepisco il soffio caldo
della notte
ed il profumo di incensi lontani.
Lande ghiacciate
sferzate dal vento del nord
nascondono un magma ribollente.
Fuoco nel ghiaccio.
Ghiaccio
che muta in acqua.
Acqua che muta in mare.
Mare
che con lieve
e ritmica carezza
seduce lo scoglio
mutandolo in sabbia.
Gocce di sudore,
leggere,
imperlano le tue spalle nude,
una scivola via
ed io sfiorandoti
ne ridisegno il percorso
con un dito.
Con un brivido
ti volti
ed il tuo respiro caldo
fonde con il mio.
Ora i miei pensieri
seguono il tuo ritmo,
ed il mio corpo
termina l’attesa.
Fuori,
un vento improvviso
rapisce delicatamente
una manciata di sabbia
portandola via con se.
Ciondola nel vuoto, dondolandosi,
il pensiero incosciente,
e cerca con lo sguardo un ingranaggio
che lo spogli da apatia sonnolente
per percorrere sentieri appena scorti.
Nessun tornado o nebbia o pioggia
nè nube o sole o tuono,
al limitare,
solo aria immobile e pallida,
e lui paziente
che attende l’incontro
con un soffio di brezza,
energetico miele di eucalipto,
per godere con amplesso lussurioso
e discendere al suo braccio,
al calare delle ombre, sopra il cosmo.
Nel buio del blu tendente al verde,
seguivo il ritmo.
A seconda del suono
viravo o muta
rimanevo ad ascoltare.
Un faro e la luna a baciarsi,
nel buio
e via tra i flutti a rotolarsi
le gocce.
Là, oltre le onde evanescenti
torno ad esistere, e
all’alba, come cristallo di
salsedine, il mare mi avvolge
e mi veste di silenzio.
Con le frange alla gonna,
in sella a un gabbiano,
snobbava l’atlante,
atterrava nell’orbe irreale e reale
dello spazio mentale.
In preda all’inchiostro,
viaggiava inebriata nel globo,
infine, ubriaca di tanta fantastica trama,
lisciava la gonna e le frange,
in sella a un gabbiano decollava
e rientrava
nel mondo…
Il futuro arretra
sguscia,
scivola.
Leggero indietreggia
e gioca.
Assisa su schiuma,
sospesa dal suolo,
rapita nel sogno,
attendo schiarisca,
e si scopra..
“La stella
cammina eternamente
nello spazio
ed il nostro occhio
la incontra,
viva.
La stella non è morta
e nulla muore,
perchè ciò che muore
cade nella vita.”
…forse s’avessi anch’io l’ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
più felice sarei, dolce mio amor,
più felice sarei, candida luna…
(Giacomo Leopardi)